Cos’è il pilota automatico?

Il pilota automatico
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Giulia Uberti

Indice

Chi ha già sentito parlare di mindfulness, avrà sicuramente sentito parlare anche di pilota automatico. Questo è infatti un aspetto che è strettamente connesso alla mindfulness ed è uno dei primi argomenti trattati nei diversi training. 

Ma cos’è davvero questo pilota automatico? 

Se anche tu in questo momento te lo stai chiedendo, allora questo è il posto giusto per te!

Il mio obiettivo in questo articolo sarà proprio quello di chiarire meglio questo concetto e spiegarti il perché è così importante sia per noi che per la mindfulness. 

Che cos’è il pilota automatico? 

Il pilota automatico

Per pilota automatico si intende un particolare meccanismo della mente che ci permette di “automatizzare” delle attività che svolgiamo quotidianamente e che sono particolarmente importanti per la nostra esistenza. 

Pensiamo, ad esempio, all’atto di camminare. Questa è un’attività che abbiamo appreso da piccoli impiegando anche molto tempo e sforzi per padroneggiarla a pieno, ma che, ad oggi, svolgiamo in maniera automatica e senza prestarci particolarmente attenzione. 

Ecco, ciò che rende possibile tutto questo è il pilota automatico. 

Le funzioni del pilota automatico

L’importanza principale di questo meccanismo è quella di permetterci di risparmiare energie mentali e di semplificare la nostra esistenza. 

Automatizzando le attività che svolgiamo quotidianamente, ci permette di concentrare le nostre energie mentali solo su azioni che sono nuove o che richiedono un certo sforzo cognitivo.

Oltre a guidare queste azioni “concrete” come, ad esempio, camminare o guidare, il pilota automatico governa anche alcuni “schemi di pensiero” e la relazione che avviene tra uno stimolo e la sua risposta.

Infatti, il pilota automatico guida la modalità del fare. Un modo di rapportarci alla realtà che è improntato all’efficacia, all’efficienza e alla produttività. Questo tipo di modalità è costantemente diretta al raggiungimento di uno scopo e al porsi nuovi obbiettivi e richiede al nostro cervello di essere sempre impegnato in attività utili a questo fine.

I tempi del pilota automatico 

I tempi del pilota automatico sono il passato e il futuro. 

Passato perché questo meccanismo impara e sia aggiorna su base delle esperienze che abbiamo già vissuto. 

Futuro perché la direzione verso cui punta questo meccanismo è l’obiettivo che ci siamo posti o i traguardi che desideriamo raggiungere. 

Questa modalità di stare nella realtà è contrapposta alla modalità invece definita dell’essere che ha come tempo il presente e che si basa sulle sensazioni che provengono dai nostri sistemi sensoriali per rapportarsi alle varie esperienze e che ci permette di portare consapevolezza a ciò che stiamo facendo. 

Come funziona il pilota automatico?

Il pilota automatico

Quando svolgiamo un’azione per molto tempo e in maniera ripetitiva, le connessioni neurali che regolano queste azioni si rafforzano e la nostra mente impara ad agire in maniera simile di fronte alla stessa situazione. 

Per capire meglio questo concetto possiamo pensare a cosa succede quando guidiamo per andare al lavoro. 

La prima volta che abbiamo imboccato la strada da casa al posto di lavoro abbiamo avuto bisogno di prestare particolare attenzione a ciò che stavamo facendo per non rischiare di sbagliare strada e per orientarci rispetto alla destinazione da raggiungere. 

Con il tempo, dopo aver svolto quella tratta abbastanza volte, il nostro cervello memorizza il tragitto e non serve più dover stare particolarmente attenti per compiere la strada casa lavoro perché guidiamo in “automatico” risparmiando energie mentali importanti. 

Pensiamo ora di aver deciso prima di partire per andare al lavoro di fermarci a prendere il pranzo facendo una breve deviazione. Può succedere di ritrovarsi direttamente al lavoro senza essersi ricordati di fermarsi nel posto che avevamo deciso.

Questo succede perché, se da un lato il pilota automatico ci serve per risparmiare energie “automatizzando” delle azioni che svolgiamo quotidianamente, a volte quando il compito richiesto cambia può portarci a compiere importanti errori. Questo accade perché le azioni che stiamo compiendo sono al di fuori della nostra consapevolezza e vengono eseguite senza portarci attenzione. 

I meccanismi “disfunzionali”

Schemi disfunzionali e pilota automatico

Come abbiamo visto nell’esempio qui sopra, il pilota automatico, anche se è molto utile per la nostra quotidianità spesso può portarci a compiere degli errori di percorso.

Certo, sbagliare strada o dimenticarsi di fermarsi in un posto non sono azioni che compromettono irrimediabilmente la nostra vita, ma come abbiamo visto il pilota automatico può governare anche schemi di pensiero che guidano azioni più “complesse”.

Gli schemi di pensiero si formano quando, di fronte ad una determinata esperienza, il comportamento e le emozioni che proviamo sono sempre le stesse oppure si assomigliano spesso tra di loro. 

Pensiamo, ad esempio, ad una situazione in cui dobbiamo affrontare un discorso in pubblico e siamo piuttosto agitati rispetto a ciò che potrebbe succedere. Magari, per l’agitazione, ci “blocchiamo” oppure ci si secca la bocca impedendoci di parlare e questo potrebbe generare dei sentimenti di imbarazzo oppure di tristezza o rabbia in noi. 

Se l’impatto di questa situazione è molto forte, la nostra mente creerà una relazione tra stimolo (parlare in pubblico), risposta comportamentale (bloccarsi/non riuscire a parlare) ed emotiva (sentimenti di vergogna, tristezza o rabbia). 

Nel momento in cui si troveremo a dover affrontare una situazione simile, il nostro pilota automatico ci farà rivivere gli stessi sentimenti e comportamenti che abbiamo messo in atto in precedenza ancora prima che l’evento succeda. 

Anche in questo caso, l’esempio utilizzato non sembra essere molto grave ma questo meccanismo si può estendere a tante altre situazioni, portando a volte delle conseguenze anche deleterie, come l’instaurarsi di forti sentimenti d’ansia oppure attacchi di panico ancor prima che una determinata situazione si sia presentata.

Questo in psicologia cognitiva è solitamente definito uno schema della mente disfunzionale che può generare a un circolo vizioso di emozioni e comportamenti inefficaci e, allo stesso tempo, controproducenti per il nostro benessere. 

Come possiamo renderci conto del nostro pilota automatico e decidere di uscirne? 

Molte delle azioni che svolgiamo quotidianamente sono automatiche ed avvengono senza che ce ne accorgiamo.

Pensiamo, ad esempio, al nostro respiro. Respirare è un’azione indispensabile per la nostra sopravvivenza ma per la maggior parte del tempo non ci rendiamo conto della nostra ispirazione ed espirazione. 

Tuttavia, quando eseguiamo uno sforzo oppure quando una situazione scatena in noi un particolare stato emotivo allora ecco che il respiro richiama la nostra attenzione. 

Così come possiamo portare l’attenzione al nostro respiro e diventare consapevoli dell’azione del respirare, possiamo imparare a diventare consapevoli del nostro pilota automatico.

Questo è un esercizio che richiede tempo ma che può essere di fondamentale importanza nell’aiutarci a smantellare i nostri schemi disfunzionali e quelle azioni dannose per il nostro benessere psicofisico. 

Una nuova variabile: la consapevolezza

Come abbiamo visto, quando la nostra mente opera secondo il pilota automatico, compie un’associazione tra uno stimolo, ovvero una particolare situazione e una risposta, che solitamente è un’azione che abbiamo appreso in passato. 

Una volta diventati consapevoli di questa associazione, per interrompere questi meccanismi automatici è possibile inserire all’interno della relazione un’altra variabile, la consapevolezza. 

Agire in consapevolezza ci permette di ristabilire il controllo delle nostre azioni e scegliere la direzione che vogliamo prendere dopo aver valutato attentamente la situazione. 

Questo tipo di esercizio può essere piuttosto facile quando scegliamo di diventare consapevoli di alcune azioni quotidiane come respirare, camminare o guidare ma può richiedere molto più tempo ed energie quando vogliamo intervenire su schemi di pensiero automatici e disfunzionali

Come la mindfulness ci aiuta a rapportarci al nostro pilota automatico

La mindfulness offre un importante aiuto per imparare a riconoscere il proprio pilota automatico.

L’obiettivo della mindfulness è, infatti, quello di insegnare alle persone a portare un’attenzione consapevole rispetto a ciò che succede nel qui e ora. In questo modo, si diventa più consapevoli di ciò che avviene nel corpo, delle azioni che si svolgono e delle sensazioni provate. Allo stesso tempo, si impara a comprendere i diversi stati mentali, i pensieri e le emozioni che si sperimentano in determinate circostanze o in risposta a una particolare situazione. 

Quando meditiamo con le varie pratiche di consapevolezza il compito che ci viene richiesto è quello di prestare attenzione al momento presente focalizzandosi su ciò che sta succedendo in quel preciso momento. 

Fin dalle prime sessioni, ci accorgeremo che dopo poco tempo la nostra mente si allontana dal compito che stavamo eseguendo per dedicarsi ad altri pensieri, diventare consapevoli di ciò ci permette di imparare a conoscere come funziona la nostra mente e cogliere i suoi movimenti. 

Con l’avanzare delle varie sessioni e continuando ad allenarci in questa modalità di stare nel presente, diventeremo anche più consapevoli di quali sono esattamente i pensieri che ci passano per la testa e anche del momento in cui questi insorgono. 

Tornare al presente tutte le volte che la mente si allontana dalle indicazioni dati, inoltre, allena il nostro cervello a sganciarsi dalla sua modalità automatica che sfugge dalla consapevolezza e allena invece la nostra mente a prestare attenzione a ciò che stiamo vivendo. 

Passare dalla modalità del fare alla modalità dell’essere

Attraverso le varie pratiche della mindfulness impariamo a portare consapevolezza alle nostre azioni e agli stati della nostra mente. Man mano che il nostro allenamento di consapevolezza procede, i pensieri e gli “automatismi” che la nostra mente mette in atto diventano sempre più chiari al punto quasi di poterli distinguere chiaramente. 

Questo ci permette di interrompere i meccanismi automatici e gli schemi disfunzionali nel momento in cui questi insorgono. In questo modo, saremo in grado di inserire quella variabile di consapevolezza nella relazione tra stimolo e risposta, fondamentale per decidere, al pieno delle nostre facoltà mentali quale sia l’azione che vogliamo mettere in pratica per affrontare quel particolare evento.

Inoltre, la mindfulness ci insegna ad affrontare la realtà con la modalità dell’essere che è mediata dalla consapevolezza e dai nostri sensi e quindi di allontanarci dalla modalità del fare che invece è tipica del pilota automatico.

Le pratiche formali e informali

Per portare consapevolezza nella mindfulness ci si serve di diversi esercizi chiamati pratiche che hanno l’obiettivo di allenare la nostra mente a rimanere nel momento presente e portare attenzione a ciò che stiamo facendo. 

In particolare, esistono due tipi di pratiche che si distinguono per il loro grado di strutturazione e le per il tempo a loro dedicato.

Le pratiche formali sono veri e propri esercizi mirati che servono a diventare consapevoli del proprio pilota automatico e delle relazioni stimolo-risposta che intercorrono nella nostra mente. Vengono svolte per circa 30/40 minuti al giorno e seguono delle precise istruzioni.

Le pratiche informali, invece, possono essere svolte in qualsiasi momento della giornata. Lo scopo di queste pratiche è quello di portare attenzione alle azioni quotidiane come ad esempio, camminare, lavarci i denti, guidare. Attraverso questi esercizi sperimentiamo una modalità diversa da quella che solitamente mettiamo in atto, sguanciando la nostra mente dal pilota automatico e acquisendo il pieno controllo su ciò che stiamo facendo. 

Conclusione

Spero che tu arrivato a questo punto abbia chiarito i tuoi dubbi rispetto a cosa sia il pilota automatico e quali le sue conseguenze sul nostro modo di affrontare la realtà e la vita. 

Se, a questo punto, sei curioso di toccare con mano ciò di cui abbiamo parlato e imparare anche tu a riconoscere e sganciarti dal tuo pilota automatico ma non sai da che parte iniziare, ti consiglio di dare un’occhiata alle diverse categorie che trovi sul mio sito. 

Nella categoria Introduzione alla mindfulness troverai tanti articoli come questo, in cui vengono approfonditi diversi aspetti legati alla mindfulness e spiegate nel dettaglio le principali pratiche che compongono i vari training di meditazione di consapevolezza. 

Nella sezione Tecniche di mindfulness ti offre, invece, tanti suggerimenti e consigli per strutturare al meglio la tua routine di mindfulness e affrontare alcune delle difficoltà che possono essere sperimentate nelle diverse pratiche. 

Infine, ho dedicato la categoria Mindfulness applicata a tutti quelli articoli che approfondiscono i benefici che si possono trarre dalla pratica, i suoi ambiti di applicazione e i vari protocolli che sono stati creati con lo scopo di affrontare diverse problematiche. 

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