Migliorare la meditazione dell’uvetta

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Giulia Uberti

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La meditazione dell’uvetta è solitamente la prima pratica con cui ci si interfaccia approcciandosi alla mindfulness. È normale che questa meditazione sollevi numerose difficoltà, poiché quando viene presentata non si hanno solitamente nozioni rispetto alla mindfulness. Questo, spesso, può portare le persone a non capire il perché si sta svolgendo quella meditazione oppure a sentirsi ridicoli e stupidi. 

Tuttavia, è possibile ricorrere ad alcuni consigli e suggerimenti per migliorare la meditazione dell’uvetta.  

Cos’è la meditazione dell’uvetta  

La meditazione dell’uvetta è una pratica che utilizza le informazioni provenienti dai cinque sensi per esplorare un oggetto familiare in maniera totalmente nuova. 

Questa pratica è presentata all’inizio dei principali training di mindfulness per introdurre gli argomenti del pilota automatico e della differenza tra modalità del fare e modalità dell’essere ma è anche alla base dei protocolli di mindfulness legati all’alimentazione. 

Questa pratica ha una durata variabile. Quando viene usata all’inizio delle pratiche di mindfulness dura solitamente tra i 5 e i 10 minuti mentre nei protocolli Mindful Eating può durare anche fino a 20 minuti. 

Difficoltà legate alla meditazione dell’uvetta 

La meditazione dell’uvetta, per il fatto che è una pratica presentata all’inizio dei training di mindfulness genera spesso diverse difficoltà, in quanto non sono ancora chiari alcuni concetti della mindfulness e non vi è alcun allenamento alla consapevolezza. 

Non riuscire a staccarsi dalla modalità del fare 

La prima difficoltà legata a questa pratica è quella di non riuscire a staccarsi dalla modalità del fare e dall’etichetta attribuita all’oggetto preso in esame. 

Spesso, nonostante la richiesta sia quella di esplorare l’uvetta come se fosse un cibo mai visto prima, è difficile riuscire ad allontanarsi dall’idea che abbiamo di essa. 

Questo succede perché nella vita di tutti i giorni non siamo abituati a portare la nostra attenzione alle caratteristiche peculiari degli oggetti che ci circondano ma a darli per scontati. 

Soffermarsi con attenzione consapevole sulle varie caratteristiche sensoriali richiede alla nostra mente uno sforzo che non è abituata a compiere e questo spesso può portare a trascurare alcuni aspetti. 

Oppure, la nostra mente può cercare di anticipare alcune sensazioni sulla base delle caratteristiche che conosciamo di quell’oggetto piuttosto che esplorarle attentamente con l’uso di tutti e cinque i sensi. 

Sentirsi ridicoli

Un’altra difficoltà che viene spesso riportata durante questa meditazione è la sensazione di sentirsi ridicoli. In questo esercizio, infatti, viene chiesto ai partecipanti di compiere delle azioni che non siamo abituati a svolgere come, ad esempio, “ascoltare” l’uvetta. 

È possibile sentirsi goffi o buffi mentre si svolgono questi movimenti e questi pensieri possono prendere il sopravvento e distrarre da ciò che si sta facendo, portando così a perdersi dei pezzi importanti.

Vediamo ora alcuni consigli e suggerimenti per affrontare queste difficoltà e migliorare la meditazione dell’uvetta. 

Come migliorare la meditazione dell’uvetta 

La meditazione dell’uvetta è introdotta come prima pratica di mindfulness con lo scopo di far emergere alcuni dubbi e difficoltà così da sollecitare la conversazione su cosa sia il pilota automatico e su come funzioni di solito la nostra mente. 

Tuttavia, questa pratica è anche un tassello importante per le meditazioni di mindful eating dove il rapporto con il cibo è qualcosa di centrale. 

È quindi normale voler trovare alcune strategie per affrontare al meglio questa pratica. Vediamone ora alcune.

Farsi domande 

La prima strategia è quella di farsi delle domande

Per riuscire a cogliere al meglio ciò che proviene dai nostri cinque sensi possiamo interrogarci su ciò che stiamo percependo nel momento presente. 

Se, ad esempio, stiamo usando il senso del tatto possiamo chiederci se ciò che stiamo toccando è liscio oppure ruvido, uniforme oppure irregolare, piccolo o grande. 

Con la vista, possiamo domandarci quali sono le varie zone di ombra e quali invece sono illuminate dalla luce; possiamo cogliere le diverse sfumature, i colori predominanti e così via. 

Con l’udito possiamo chiederci se quel particolare oggetto ha un timbro particolare, com’è il suono, l’intonazione, il ritmo ecc. 

Per l’olfatto cerchiamo di sentire se l’odore che sentiamo è pungente oppure delicato, se ci richiama alla mente qualcos’altro oppure è un odore nuovo. 

Infine, con il gusto possiamo paragonare i sapori tra le diverse fasi, quando lo appoggiamo per la prima volta sulla lingua, quando diamo il primo morso, quando mangiamo l’uvetta e infine il sapore che rimane una volta finito tutto. 

Avere pazienza

Un consiglio fondamentale per affrontare questa pratica è quello di portare pazienza. Spesso la tentazione può essere quella di esplorare solo per alcuni secondi l’uvetta che abbiamo tra le mani per poi passare allo step successivo e finalmente giungere all’assaggio. 

Ancora una volta, questo succede per via del nostro pilota automatico che valuta come importante solo il risultato e che spesso ci porta a perdere di vista il percorso fatto per arrivare lì. 

Avere pazienza ci permette di affrontare la realtà in maniera diversa, godendo momento per momento il presente e cogliendo aspetti inaspettati. 

Tenere gli occhi chiusi 

Si sente spesso dire che, quando una persona ha un deficit in un organo sensoriale gli altri sensi si amplifichino.

Fatta eccezione per lo step della vista, chiudere gli occhi ci aiuta a essere più presenti mentre seguiamo le indicazioni e ci può servire per staccarsi dall’idea mentale di quell’oggetto.

Chiudere gli occhi ci permette di fare un’esperienza sensoriale molto più intensa e di cogliere particolari che spesso passano in secondo piano perché la vista richiama tutta la nostra attenzione. 

Inoltre, se la nostra paura è che gli altri ci possano prendere per stupidi o ridicoli mentre svolgiamo questo esercizio, chiudendo gli occhi possiamo fingere di essere da soli nella stanza e smettere di preoccuparci per questi giudizi che ci distraggono dall’esecuzione di ciò che stiamo facendo. 

Mente del principiante 

Il vero segreto per svolgere al meglio la meditazione dell’uvetta è quello di essere curiosi, aspetto fondamentale del pilastro della mindfulness mente del principiante. 

La curiosità ci permette di sorvolare gli schemi di pensiero e le etichette che attribuiamo generalmente agli oggetti con cui ci interfacciamo ogni giorno per andare alla scoperta di qualcosa di nuovo e inesplorato. 

Approcciandosi a questa pratica con l’attitudine di un principiante, potremo scoprire alcune caratteristiche che non abbiamo mai notato e lasciarci sorprendere. Inoltre, capiremo come la natura e anche gli oggetti più scontati possano generare tante sensazioni nel nostro corpo e nella nostra mente. 

In questo modo, alleneremo la nostra mente a stare nella modalità dell’essere in cui il rapporto con la realtà è guidato da sensazioni bottom-up (ovvero dai nostri sensi) e non dai preconcetti che abbiamo a livello cerebrale. 

Conclusione 

Queste sono alcuni consigli e strategie per migliorare la meditazione dell’uvetta; se vuoi scoprire altri suggerimenti per migliorare le tue pratiche di mindfulness e affrontare le varie difficoltà, troverai tutto il necessario nella sezione Tecniche di mindfulness

Se, invece, vuoi scoprire di più sulla meditazione dell’uvetta e su come praticare questa e altre meditazioni allora puoi leggere gli articoli contenuti in Introduzione alla mindfulness

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