Meditazione su suoni pensieri e emozioni

Meditazione su suoni, pensieri e emozioni
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Giulia Uberti

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Quando si pensa alla mindfulness, solitamente, non si pensa alla meditazione sui suoni, pensieri e emozioni ma piuttosto a pratiche come la meditazione sul respiro oppure il body scan. 

Tuttavia, questo tipo di meditazione seppur poco conosciuta e meno “famosa” di altre pratiche permette di ottenere numerosi benefici e spesso è anche molto apprezzata dai partecipanti ai training di mindfulness. 

Vediamo ora, nello specifico, di che cosa stiamo parlando. 

Cos’è la meditazione su suoni, pensieri ed emozioni? 

La meditazione su suoni, pensieri e emozioni è una pratica formale che rientra nelle sitting meditation ovvero in quelle meditazioni che vengono praticate da seduti. 

Questa meditazione utilizza come oggetti della consapevolezza sia elementi presenti nella realtà esterna sia elementi che appartengono alla nostra mente e al nostro corpo. 

Solitamente, queste meditazioni vengono presentate successivamente alle meditazioni sul respiro e sul corpo perché richiedono che la consapevolezza del momento presente sia già più allenata.

Se vogliamo immaginare una “scala di difficoltà” delle pratiche di mindfulness, potremmo inserire questo tipo di pratiche un gradino sopra le meditazioni del respiro e il body scan. 

A differenza delle meditazioni del respiro e il body scan che si rifanno ad aspetti familiari come il respiro e il nostro corpo, queste pratiche rivolgono la consapevolezza ad elementi con cui abbiamo meno familiarità e ai quali tendiamo a prestare meno attenzione nella vita di tutti i giorni. 

L’importanza della meditazione su suoni, pensieri e emozioni

La meditazione su suoni, pensieri ed emozioni è una pratica molto importante per quanto riguarda l’allenamento della consapevolezza e per capire meglio l’attività della nostra mente. 

Questo tipo di meditazione richiede alla nostra consapevolezza di diventare più “sottile” e di prendere in considerazione aspetti della nostra realtà sia esterna che interna che solitamente sono più nascosti, come i suoni, i pensieri e le emozioni

Facendo questo, oltre ad allenare ulteriormente la nostra attenzione consapevolezza a notare tutti gli aspetti del nostro mondo interno ed esterno, iniziamo a identificare e a dare un nome a ciò che solitamente succede nel nostro corpo e nella nostra mente.

Inoltre, questa meditazione è molto importante per sviluppare i pilastri della mindfulness del non giudizio e del lasciare andare. Infatti, creando un parallelismo tra suoni, emozioni e pensieri aiuta a capire come anche gli elementi nella mente siano transitori e di per sé incapaci di definire noi stessi e chi siamo.

Come si pratica la meditazione sui suoni, pensieri e emozioni 

La particolarità di questa pratica di mindfulness è il fatto che non viene scelto un unico oggetto di consapevolezza ma ve ne sono molteplici. Il primo aspetto ad essere preso in considerazione sono i suoni presenti nella realtà che ci circonda; successivamente questi vengono abbandonati per concentrarsi sui pensieri presenti nella propria mente e sulle emozioni che proviamo. 

La “difficoltà” della pratica è crescente man mano che ci si sposta da un oggetto di consapevolezza ad un altro. 

La durata di questa meditazione può variare dai 25 ai 40 minuti, è una pratica più lunga delle sitting meditation sul respiro e sul corpo in quanto prende in considerazione più oggetti di consapevolezza.

La meditazione sui suoni, pensieri e emozioni è, quindi, divisa in più momenti e, se uno vuole, può decidere anche di “spezzare” la pratica in diverse parti. 

È possibile iniziare con la meditazione sui suoni fino a prendere dimestichezza e successivamente aggiungere il pezzo dedicato ai pensieri e infine quello sulle emozioni. 

Questo può aiutare ad allenare la consapevolezza gradualmente, abituandosi anche a svolgere pratiche più lunghe ma è importante, alla fine, svolgere l’intera pratica per comprendere al meglio il messaggio di questa meditazione.

Vediamo ora quali sono i vari passaggi che compongono questa pratica. 

La posizione seduta 

Il primo aspetto da considerare quando si inizia questa meditazione è la posizione in cui siamo. 

Se non hai ancora letto il mio articolo La giusta postura ti consiglio di farlo, così da comprendere quale sia la postura migliore da utilizzare nelle diverse pratiche di mindfulness.

Per quanto riguarda la posizione seduta, è necessario notare se la propria schiena sia dritta, la testa, le spalle e il collo allineati e che i piedi siano ben ancorati a terra. 

Una volta allineato tutto il nostro corpo, verifichiamo se sono presenti delle tensioni in alcune parti e, per quanto possibile, lasciamole andare. 

A questo punto, possiamo chiudere gli occhi e iniziare il nostro “riscaldamento”. 

Per preparare la nostra mente a svolgere questa meditazione, prendiamo consapevolezza del qui ed ora in cui siamo. Per farlo, portiamo attenzione ai punti di contatto tra il nostro corpo e la superficie che ci sostiene e al nostro respiro. 

Una volta che sentiamo che la nostra mente si è calmata, possiamo entrare nel vivo della pratica. 

Portare attenzione ai suoni 

Il primo oggetto di consapevolezza di questa pratica sono i suoni presenti nell’ambiente intorno a noi.

Dopo esserci concentrati sul respiro, allarghiamo il campo della consapevolezza a tutto lo spazio che ci circonda e rimaniamo vigili per cogliere ogni suono che si presenta alla nostra attenzione.

Non sforziamoci di trovare dei suoni o di crearli ma semplicemente notiamo ciò che è presente nella realtà intorno a noi. 

Quando un suono entra nel nostro spazio di consapevolezza cerchiamo di notare le qualità percettive di quest’ultimo come ad esempio, la sua intensità, la frequenza e così via.

Cerchiamo, per quanto possibile, di non attribuirgli un’etichetta ma di soffermarci solamente sulle sue qualità sensoriali. 

Anche se non sentiamo alcun suono, va bene; l’importante è accogliere questo silenzio con curiosità e mantenere l’attenzione vigile e consapevole. 

Noteremo che i suoni vanno e vengono all’interno della nostra consapevolezza, cerchiamo di non trattenerli ma una volta “analizzati” lasciamoli andare e manteniamo la nostra attenzione pronta ad accogliere il successivo. 

Se ci accorgiamo che la nostra mente ha iniziato a vagare, semplicemente notiamo dove si trova poi riportiamo l’attenzione ai suoni presenti nella stanza o all’interno del nostro corpo.

Una volta che ci siamo soffermati su questo aspetto per circa 5-10 minuti possiamo lasciare andare l’attenzione dai suoni e spostarla al secondo elemento della pratica. 

Portare attenzione ai pensieri 

Dopo aver portato attenzione ad aspetti della realtà esterna si passa a concentrarsi sulla nostra realtà interiore e, in particolare, sui pensieri presenti nella nostra mente. 

Per fare ciò pratichiamo mantenendo la consapevolezza aperta a tutto ciò che è presente nel qui ed ora fino a che un pensiero attraversa la nostra mente. 

Nella maggior parte delle pratiche di mindfulness, quando questo avviene, l’indicazione è quella di notare dove la mente si è diretta e poi lasciare andare questi pensieri e tornare a concentrarsi sull’esercizio svolto; in questa pratica, invece, agiamo diversamente. 

Quando un pensiero entra nel campo della nostra consapevolezza lasciamo che diventi l’oggetto della nostra pratica. Portiamo quindi un’attenzione consapevole a quel pensiero e cerchiamo di analizzarlo con curiosità. 

Possiamo, ad esempio, notare se è una domanda o un’affermazione, se stiamo formulando un giudizio su di noi o sulla pratica che stiamo svolgendo, oppure se stiamo pensando a un ricordo o pianificando qualcosa che dovremo fare in futuro. 

Cerchiamo di non giudicare i nostri pensieri ma accettiamoli per ciò che sono, come aspetti naturali della nostra mente. 

Accorgiamoci di come, al pari dei suoni, anche i pensieri vanno e vengono nella nostra mente. 

Questa pratica aiuta a rendersi conto che, solitamente, siamo noi ad aggrapparci ai nostri pensieri mentre loro, per natura, emergono nella nostra consapevolezza per svanire.

Dopo aver passato circa 5-10 minuti a diventare consapevoli dell’attività della nostra mente e dei pensieri che l’attraversano aggiungiamo un altro elemento alla nostra meditazione 

Portare attenzione alle emozioni  

L’ultimo elemento a cui si presta attenzione in questa meditazione sono le nostre emozioni

Per farlo, quando emerge un pensiero nella nostra mente, notiamo se questo suscita nel nostro corpo qualche tipo di sensazione. 

Facilmente, ci accorgeremo prima di una sensazione fisica piuttosto che dell’emozione che vi è dietro. Quando emerge una sensazione nel corpo come conseguenza di un pensiero spostiamo lì la nostra attenzione. 

Possiamo domandarci: che tipo di sensazione è? In che parte del corpo si trova? Cosa sto provando? 

Questo ci aiuta a diventare più consapevoli delle nostre emozioni e di come queste si manifestino nel nostro corpo. Inoltre, ci permette di comprendere che le emozioni nascono sempre da una valutazione e, quindi, da un pensiero che noi formuliamo sulla realtà che ci circonda e sul nostro presente. 

Questo aspetto è di fondamentale importanza perché ci rende più consapevoli del nostro funzionamento e di come ci rapportiamo a ciò che ci succede nella vita di tutti i giorni.

Anche per questo “step” occorrono circa 5-10 minuti, una volta portata sufficiente attenzione a questi aspetti possiamo avviarci alla conclusione della nostra pratica. 

Conclusione della pratica

Per concludere la pratica, lasciamo andare la consapevolezza di tutto ciò che stavamo analizzando in quel momento e torniamo per qualche minuto al nostro respiro. 

Poi spostiamo l’attenzione nuovamente ai punti di contatto tra il nostro corpo e la superficie che lo sostiene. 

Infine, una volta che ci sentiamo pronti, possiamo fare qualche respiro più profondo, aprire gli occhi e terminare la pratica. 

Conclusione 

Abbiamo visto come la meditazione su suoni, pensieri e emozioni coinvolga più aspetti nella nostra consapevolezza e di come richieda un’attenzione maggiore e più allenata rispetto a pratiche basate sul respiro e sul corpo. 

Questo tipo di meditazione è molto importante per comprendere il funzionamento della nostra mente e il modo in cui ci rapportiamo, solitamente, alla realtà che ci circonda. 

Per conoscere altre meditazioni formali e i loro benefici, ti consiglio di visitare la categoria Introduzione alla mindfulness

Se, invece, vuoi trovare consigli e suggerimenti per lo svolgimento delle diverse pratiche allora puoi farlo visitando la sezione Tecniche di mindfulness

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