10 miti sulla mindfulness

10 falsi miti sulla mindfulness
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Giulia Uberti

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La mindfulness è una disciplina molto diffusa al giorno nostro ma spesso non si riesce a distinguere quale sia la verità o quali siano i miti legati a questa disciplina. In questo articolo ho deciso di raccogliere i 10 falsi miti più diffusi sulla mindfulness per fare un po’ di chiarezza.

La parola mindfulness indica una pratica meditativa basata sull’esercizio delle presenza mentale, dell’essere pienamente consapevoli di ciò che avviene nel proprio corpo, nella propria mente e nella realtà nel momento presente. 

Questa è solo una breve definizione di ciò che è la mindfulness, se vuoi saperne di più e avere una panoramica generale su questa pratica puoi leggere quest’articolo

10 miti sulla mindfulness

Per meditare in piena consapevolezza bisogna smettere di pensare. 

FALSO!

Spesso, quando la gente pensa alla meditazione e quindi anche alla mindfulness, crede che l’obiettivo durante la pratica sia quello di non pensare a nulla, entrando in una specie di assenza mentale. 

Questo però, oltre a non essere vero, è del tutto impossibile! 

La nostra mente è nata per pensare, per formulare credenze e aspettative su tutto ciò che ci circonda, pensare è nella nostra natura ed è quindi impossibile astenersi dal farlo. 

Paradossalmente, nel momento in cui cerchiamo di non pensare stiamo pensando a qualcosa, ovvero al fatto di non pensare. 

Durante la pratica di mindfulness, o la meditazione in generale, si esercita la presenza mentale, portando consapevolezza e attenzione ad un particolare aspetto della nostra esperienza. 

Soprattutto all’inizio del percorso di mindfulness, non passa tanto tempo da quando la mente inizia a vagare, a volte possiamo anche non esserne consapevoli immediatamente ma accorgerci di esserci “distratti” solo dopo molto tempo. 

Quando tipo di esperienza è assolutamente normale e accade a tutti, anche chi ha anni di pratica alle spalle; l’importante, quando ciò accade è notare dove si è diretta la nostra mente e poi semplicemente scegliere di riportare la nostra attenzione all’esercizio che stavamo svolgendo.

Meditare significa lasciarsi andare alle proprie fantasticherie 

FALSO! 

Come detto prima, pensare durante la pratica di mindfulness è del tutto normale e solitamente la nostra mente per sua natura tende a viaggiare nel passato o nel futuro. 

È possibile che durante la pratica emergano ricordi, preoccupazioni oppure desideri e la tentazione spesso può essere quella di cedere al flusso della mente e seguire questi pensieri. 

Tuttavia, la mindfulness opera contro questa corrente; il focus del pensiero è sul presente e quando la mente divaga si cerca gentilmente di riportarla nel qui e ora, ancorandosi al respiro, al corpo o all’oggetto della nostra attenzione nel qui e ora. 

Meditare significa riflettere a lungo 

FALSO! 

Come per le fantasticherie meditare non significa entrare in un profondo stato di riflessione. 

Certo, può succedere che, durante la pratica o comunque allenandoci a questo tipo di presenza mentale, emergano delle consapevolezze riguardo noi stessi o degli insight ma questo non è il diretto presupposto della pratica. 

Infatti, quando ci ritroviamo a riflettere su qualcosa spesso i pensieri si concatenano trascinando un pensiero dopo l’altro nel tentativo di giungere ad una conclusione. 

Molto spesso questo circolo vizioso non ci porta a risolvere alcun problema ma anzi, in molti casi, riesce solamente ad alimentare sentimenti di ansia, paura e stress.

Uno dei benefici della mindfulness è quello di rompere gli automatismi della mente e allontanarci da quegli schemi mentali automatici e inconsci per un’esperienza più nuda della realtà che ci circonda. Questo tipo di allenamento ci permette di vagliare più opzioni rispetto a quelle che solitamente vengono messe in atto e può aiutarci ad acquisire nuove consapevolezze o soluzioni. 

Meditare serve a rilassarsi dopo una giornata faticosa 

FALSO! 

Nonostante tra i benefici della mindfulness vi sia una considerevole diminuzione dello stress e un aumento di sentimenti di sicurezza e benessere, la pratica di mindfulness non nasce come pratica di rilassamento, come potrebbero essere il training autogeno o alcuni esercizi di yoga ma bensì come pratica di consapevolezza. 

Inoltre, può capitare che dopo aver affrontato una giornata pesante, la nostra mente sia piuttosto turbata e ci si possa sperimentare un senso di frustrazione e difficoltà durante la pratica perché, ad esempio, non si riesce a praticare come si vorrebbe. 

In altri casi, alcuni esercizi di mindfulness possono toccare dei temi che per noi sono difficoltosi da affrontare in un determinato momento e si possono sperimentare dei sentimenti di frustrazione e dolore. Ancora, possono emergere diversi dolori nel corpo dovuti al rilascio delle tensioni della giornata. 

A lungo termine, il nostro benessere sia fisico che psicologico ne gioverà ma nel breve termine la pratica può far emergere numerose sfide da affrontare.  

La meditazione della piena consapevolezza è una pratica religiosa

FALSO! 

La presenza mentale punto chiave della mindfulness è anche condivisa da pratiche meditative come la meditazione trascendentale, lo yoga e da alcune tradizioni spirituali come il taoismo, l’islam, il cristianesimo e l’ebraismo ma ciò non significa che queste pratiche possano essere sovrapposte. 

In alcune religioni, la preghiera diventa l’oggetto a cui prestare attenzione durante le pratiche contemplative, allo stesso modo in cui il respiro, il corpo o altri elementi della realtà circostanze sono oggetto di presenza mentale per la mindfulness.

Il fatto che vi siano alcuni aspetti di contatto non significa, però, che queste due pratiche siano assimilabili; nelle religioni, infatti, la presenza mentale e la pratica meditativa vengono utilizzate per entrare in contatto con un’entità superiore, sia esso una divinità o l’universo stesso; nella mindfulness, invece, la presenza mentale è usata per accrescere la consapevolezza verso gli stati della nostra mente e del nostro corpo con un sentimento di gentilezza amorevole. 

Lo scopo della meditazione è eliminare i pensieri sgradevoli 

FALSO! 

Lo scopo della mindfulness è quello di portare consapevolezza al momento presente, nel qui e ora, portando l’attenzione su un oggetto (respiro, corpo, suoni, ecc.) o su un’attività (camminata, mangiare …) che si sta svolgendo in quel momento. 

Quando emergono i pensieri durante la pratica, siano questi piacevoli oppure spiacevoli, l’indicazione è quella di notare semplicemente dove la nostra mente sia finita senza giudicarli ma accettandoli come parte del nostro modo di essere. 

Attraverso la mindfulness si impara ad accettare ciò che succede semplicemente per quello che è, svincolandosi da un giudizio positivo/negativo, ci si libera quindi dalle convinzioni della propria mente per approcciarsi alla realtà in maniera più pura e incondizionata. 

Quindi, lo scopo della meditazione non è eliminare i pensieri sgradevoli ma notare quali siano questi pensieri e quali sensazioni questi pensieri facciano emergere nel nostro corpo. 

Esserne consapevoli e poi scegliere di riportare l’attenzione all’attività che stiamo svolgendo, fa sì che i pensieri vengano depotenziati e non inneschino circoli viziosi dannosi per la psiche e il benessere generale. 

Meditare è una pratica unicamente rivolta a se stessi 

FALSO! 

La pratica della mindfulness oltre a migliorare l’immagine che abbiamo di noi stessi fa sì che migliori anche il nostro rapporto con gli altri e nel rapportarsi al mondo, riducendo l’aggressività e migliorando le qualità delle relazioni. 

Alcune delle pratiche contenute nei protocolli di mindfulness sono strutturate per non essere solamente dirette verso chi pratica ma anche nei confronti delle persone che fanno parte della nostra vita fino anche a estendersi a tutti gli esseri viventi. 

Esempi di queste pratiche sono la meditazione della gentilezza amorevole in cui i sentimenti di amore e gentilezza vengono estesi sia a persone conosciute che all’intero universo oppure il body scan nella sua versione dell’interdipendenza in cui l’attenzione viene diretta a come tutti i nostri organi ma anche gli elementi che formano il nostro mondo siano l’uno dipendente dall’altro. 

Fare mindfulness permette di acquisire maggior consapevolezza di chi siamo, di come ci relazioniamo con gli altri, di quale sia il nostro posto e il nostro ruolo del mondo; la mindfulness, inoltre, aiuta ad assumere uno stile comunicativo più assertivo, a prenderci cura dei nostri sentimenti come la paura o la rabbia e a perdonare chiunque ci abbia fatto del male. 

Servono gli accessori (incenso, cuscino, tappetino) per meditare bene

FALSO!

La mindfulness può essere praticata in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo, senza bisogno di nient’altro se non della nostra presenza mentale. 

Infatti, grazie alle pratiche informali si può allenare la nostra mente alla consapevolezza e alla presenza mentale durante attività quotidiane, come, ad esempio, lavarsi i denti, bere il caffè e anche guidare. 

Questo dimostra che non è necessario alcun tipo di accessorio per poter praticare al meglio. 

Anche durante le pratiche formali non è necessario avere strumenti ai fini della pratica. 

Certo, tappetini da meditazione e lo zafu (il cuscino da meditazione) possono essere dei validi alleati soprattutto per riuscire a mantenere una posizione corretta ed essere comodi durante la nostra pratica ma non sono assolutamente necessari per la fuoriuscita della mindfulness. 

Inoltre, se si vogliono utilizzare degli incensi o delle candele profumate per immergersi nella pratica questo è assolutamente possibile ma decisamente non necessario. 

Se uno vuole praticare può farlo in qualsiasi momento, al lavoro seduto sulla propria sedia, in macchina prima di mettersi alla guida, camminando, mangiando, persino sotto la doccia oppure prima di alzarsi dal letto. 

La nostra mente è tutto ciò di cui abbiamo bisogno per accedere allo stato di presenza mentale, tutto il resto è un aiuto. 

Si può meditare solo quando si è tranquilli

FALSO! 

Certo, meditare quando si è tranquilli, in un posto isolato e in pace con il mondo è molto più facile che farlo alla fine di una giornata stressante, magari in un ambiente in cui si può venire facilmente disturbati e con molti pensieri per la testa ma non è un requisito fondamentale affinché si pratichi. 

Difficilmente, infatti, nella vita di tutti i giorni la nostra mente è libera da pensieri e in totale tranquillità per concentrarsi al meglio su ciò che ci è richiesto. 

Lo stress di tutti i giorni, i ritmi frenetici, le scadenze, discussioni che potremmo aver avuto con un collega o una persona a noi cara non fanno altro che appesantire la nostra mente. 

Con la mindfulness cerchiamo di ancorarci al momento presente e di non farci sopraffare da questi pensieri, accettandoli per come sono ma lasciandoli al loro posto, nel passato o nel futuro. 

Ogni situazione, che sia questa tranquilla oppure più turbolenta, ci offre importanti spunti di consapevolezza su noi stessi e su come affrontiamo le circostanze della nostra vita. 

All’inizio, il brusio della nostra mente sovraffollata di pensieri può rendere molto complicata la nostra pratica ma queste situazioni possono essere un ottimo allenamento alla presenza mentale.  

L’importante è non lasciarsi abbattere se in alcuni giorni più difficili non riusciamo a meditare come vorremmo ma prenderne consapevolezza accettando anche quel lato di noi e soprattutto non perdendo la fiducia nelle nostre capacità di riuscire a portare avanti il nostro percorso. 

Meditare significa girare e rigirare i propri pensieri in quel senso.

FALSO! 

Come abbiamo detto anche prima la mindfulness allena la mente ad essere presente nel qui e ora, discostandoci dai pensieri della mente che si riconducono al passato oppure al futuro. 

Lasciarsi andare al flusso dei pensieri spesso ci porta ad allontanarci da ciò che stiamo facendo nel presente. 

I pensieri, durante le pratiche di mindfulness, vengono notati, accettati per ciò che sono e lasciati andare per tornare a dedicarsi alle attività o all’oggetto al quale si sta prestando attenzione in quel momento. 

Questo non sempre è facile ma vi sono delle tecniche di visualizzazione che possono essere usate per riuscire nel nostro scopo. 

Se vuoi conoscere queste tecniche e continuare a migliorare giorno dopo giorno la tua pratica di mindfulness non dimenticarti di seguirmi sui social e di iscriverti alla mia newsletter. 

Conclusione 

Ora che abbiamo parlato di ciò che è la mindfulness (se te lo sei perso puoi approfondire qui) e sfatato tutti i miti che circondano la pratica, siamo pronti ad addentrarci più a fondo alla scoperta di questa attività. 

Sul mio blog trovi tre diverse categorie che ti possono aiutare a rispondere alle tue domande sulla mindfulness o sulle varie pratiche che contiene. 

Nella sezione Introduzione alla mindfulness troverai i miei articoli più informativi sui vari aspetti della pratica e degli aspetti che la caratterizzano. 

Nella sezione Tecniche di mindfulness offro tutti i miei consigli per aiutarti a migliorare la tua pratica, affrontando insieme i problemi che potresti incontrare e capendo come si struttura una routine di mindfulness il più adatta possibile alle nostre esigenze. 

Infine, nella sezione Mindfulness applicata troverai tanti articoli su i vari protocolli di mindfulness validati dalla Federazione Italiana Mindfulness e sulle varie applicazioni che questa pratica ha. Scoprirai tutti i benefici che la pratica può offrirti e il modo migliore per ottenerli. 

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