10 domande sulla mindfulness

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Giulia Uberti

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La pratica di mindfulness sta diventando sempre più popolare ai nostri giorni, così popolare che si possono trovare in giro corsi più disparati proposti da professionisti con qualifiche molto diverse tra loro. 

Questa diffusione da un lato ha fatto si che le persone iniziassero a incuriosirsi sempre di più alla meditazione di consapevolezza ma dall’altro ha contribuito a creare anche molta confusione su ciò che può essere effettivamente questa pratica e su come si svolga. 

In questo articolo, risponderò brevemente alle 10 domande più comuni sulla mindfulness così da mettere un po’ più di chiarezza rispetto a questa pratica. 

Le 10 domande più comuni sulla mindfulness

1. Che cos’è la mindfulness?

La mindfulness o meditazione di consapevolezza, è una pratica meditativa con numerose evidenze scientifiche che si basa sul portare un’attenzione consapevole e non giudicante al momento presente, divenendo pienamente consapevoli di ciò che succede nel qui ed ora. 

Se vuoi scoprirne di più e approfondire questo argomento ti invito a leggere il mio articolo Che cos’è la mindfulness?

2. Da dove deriva la mindfulness? 

La mindfulness, essendo una pratica meditativa, trae le sue origini dalla tradizione meditativa buddista. 

Successivamente, la mindfulness è entrata a far parte del mondo occidentale grazie agli studi di Benson nel 1970, il quale ha studiato la vita dei monaci tibetani scoprendo come la loro pratica meditativa quotidiana li portasse ad avere un ritmo cardiaco e respiratorio più lento e regolare.

Colui che viene però considerato il vero e proprio padre della mindfulness è John Kabat-Zinn, il quale ha utilizzato la meditazione di consapevolezza all’interno della sua clinica per la riduzione dello stress e del dolore cronico attestando così i suoi numerosi benefici. 

I suoi studi in questo campo hanno dato poi vita al suo protocollo MBSR (Mindfulness Based Stress Reduction) che, ad oggi, oltre ad essere il protocollo mindfulness più diffuso è anche quello che fa da base a numerosi altri protocolli. 

3. Qual è l’obiettivo della mindfulness? 

L’obiettivo della mindfulness è quello di acquisire consapevolezza su sé stessi, i propri stati mentali, le emozioni provate, le sensazioni corporee presenti nel corpo momento per momento.

Oltre a questa consapevolezza personale, la mindfulness permette di acquisire sempre più informazioni sulla realtà esterna e sul modo in cui ci si rapporta ad essa, passando da una modalità del “fare” guidata dagli automatismi del pensiero, a una modalità dell’”essere” guidata dai sensi. 

4. Cosa si fa durante le pratiche di mindfulness? 

Seppur non esista un modo specifico di fare mindfulness, esistono alcune pratiche, ovvero degli esercizi, che servono per allenare la consapevolezza del momento presente. 

Queste pratiche si possono dividere in formali e informali a seconda del loro grado di strutturazione.

Le pratiche formali sono veri e propri esercizi di meditazione che seguono “istruzioni” specifiche e che richiedono del tempo per essere eseguite. 

Tra queste pratiche le più conosciute ed utilizzate sono la sitting meditation, il body scan, lo hatha yoga e la meditazione camminata (se vuoi approfondire puoi farlo qui – link I fondamentali della mindfulness). 

Le pratiche informali, invece, possono essere svolte in qualsiasi momento della giornata, semplicemente portando un’attenzione consapevole a ciò che si sta facendo in quel momento. 

Le pratiche formali solitamente sono molto utili per allenare la consapevolezza e apprendere come rimanere nel momento presente mentre le pratiche informali vengono utilizzate per creare un collegamento tra la pratica di mindfulness e la vita di tutti i giorni. 

5. Quali sono i benefici della mindfulness? 

La mindfulness, oltre a favorire la propria crescita personale, grazie ad una maggiore consapevolezza rispetto a sé stessi e al proprio modo di rapportarsi con la realtà porta numerosi benefici sia a livello fisico che psicologico. 

A livello fisico, la pratica quotidiana della meditazione di consapevolezza, ha effetti in primis sull’apparato cardiaco e respiratorio, causando un rallentamento sia nel ritmo cardiaco che in quello respiratorio e di conseguenza una diminuzione del consumo di ossigeno da parte del corpo. Inoltre, porta a cambiamenti nel sistema immunitario, muscolare, cutaneo e a livello del metabolismo e può essere, quindi, una valida alleata per il proprio benessere psicofisico. 

A livello psicologico, si registrano dei cambiamenti delle onde celebrali con prevalenza di onde alpha e theta tipiche degli stati di rilassamento, una maggior sincronizzazione emisferica, una prevalenza di sentimenti positivi rispetto a quelli negativi e numerosi altri benefici. 

Se vuoi approfondire questi aspetti puoi farlo nel mio articolo I benefici della mindfulness

6. Cosa serve per iniziare a meditare? 

Per iniziare a praticare la mindfulness non serve molto. Quando si inizia a praticare si scopre che questo tipo di pratica potrebbe essere svolta ovunque, tuttavia, esistono alcune piccole accortezze che possono essere di incredibile aiuto quando si decide di iniziare un percorso di consapevolezza. 

Innanzitutto, è necessario avere l’attitudine giusta: sebbene la mindfulness offra numerosi benefici e non richieda particolari strumenti per essere praticata, in alcuni momenti può essere piuttosto sfidante e mettere a dura prova. 

È importante, dunque, essere consapevoli di ciò che questo percorso implica e affrontarlo con motivazione e impegno.

Dopo aver valutato attentamente quale sia l’atteggiamento rispetto alla pratica e aver stabilito la volontà di proseguire è importante stabilire un minimo di “programmazione”. 

Infatti, è importante, soprattutto all’inizio del percorso, pensare ad un luogo tranquillo in cui svolgere gli esercizi di consapevolezza e decidere un momento durante la giornata da dedicare all’esecuzione delle pratiche formali. 

Le persone si possono avvicinare alla pratica di mindfulness per diversi motivi. 

7. Perché iniziare a meditare? 

Alcuni possono decidere di provare questa pratica perché ne hanno spesso sentito parlare e sono curiosi di capire di cosa si tratta; altri vogliono intraprendere un percorso di crescita personale diventando più consapevoli di ciò che avviene dentro e fuori di sé. 

Altre motivazioni che solitamente avvicinano le persone alla meditazione di consapevolezza riguardano, ad esempio, il desiderio di trovare una tecnica che li aiuti con la gestione dello stress e dell’ansia; oppure per migliorare il proprio benessere psico-fisico. 

Altri vogliono migliorare il proprio equilibrio vita-lavoro: imparando ad essere più concentrati e produttivi e a separare il piano lavorativo e professionale per non essere sopraffatti nella vita quotidiana dalle preoccupazioni e dalle scadenze. 

Altre persone possono essere indirizzate alla pratica di mindfulness dal loro medico di fiducia o da uno specialista per acquisire una tecnica che possa aiutarli ad affrontare delle patologie specifiche come, ad esempio, depressione, disturbi alimentari, ADHD, ansia da prestazione, dolore cronico, cancro, ecc. 

8. Come si fa a meditare?

Molte persone, nell’avvicinarsi alla pratica di mindfulness, sono curiose di capire meglio cosa si faccia effettivamente “in pratica” e come bisognerebbe svolgere gli esercizi per meditare “bene”.

L’aspetto principale su cui concentrasi è quello dell’atteggiamento con ci si avvicina e con il quale intraprendere le diverse pratiche di mindfulness. 

Fondamentale per poter iniziare un percorso di mindfulness e mantenere la costanza nel tempo è approcciarsi a questa disciplina con la giusta motivazione e il giusto impegno.

Jon Kabat-Zinn ha identificato, inoltre, 7 diversi pilastri che descrivono le caratteristiche che andrebbero sviluppate durante i training di mindfulness. 

Questi pilastri sono: non giudizio, pazienza, mente del principiante, fiducia, non cercare traguardi, accettazione, lasciare andare. 

Una volta incarnato il giusto atteggiamento, ciò che viene fatto in pratica è portare l’attenzione su quello che avviene nel momento presente, sia nel proprio corpo che nella realtà circostante. 

Per fare ciò ci si serve di alcuni esercizi guidati: ad esempio, si può meditare seduti attraverso la sitting meditation usando come “ancora” al momento presente il nostro respiro. Altri esercizi usano il corpo come ancora, come nel caso delle pratiche di body scan, hatha yoga o meditazione camminata. 

Qualsiasi sia l’esercizio che si sceglie di eseguire ciò che si fa è sempre portare attenzione consapevole e non giudicante a ciò che sta avvenendo e, tutte le volte che notiamo che la nostra mente è stata distratta, verificare dove si è diretta per poi riportarla dolcemente a ciò che stiamo facendo. 

9. Quanto tempo devo dedicare alla mindfulness? 

Questo è un aspetto che solitamente preoccupa le persone che iniziano un percorso di mindfulness.

Infatti, i protocolli classici raccomandano una pratica quotidiana di circa 40-60 minuti per almeno sei giorni su sette durante la settimana. 

Questo è, a mio avviso, uno degli aspetti che frena di più le persone nella decisione di iniziare un percorso di consapevolezza perché vi è la preoccupazione di non riuscire a ritagliarsi abbastanza tempo nella frenesia della quotidianità.

La mindfulness è a tutti gli effetti un allenamento per la mente alla consapevolezza e come tutti gli allenamenti richiede un certo tempo da dedicare agli esercizi per ottenere miglioramenti.

Tuttavia, è più importante essere costanti piuttosto che dedicare un’infinita quantità di tempo alla pratica. Tenendo a mente questo aspetto è possibile scegliere di dedicare agli esercizi di mindfulness anche 10/15 minuti al giorno o magari dividere la pratica in più momenti della giornata perché sia comunque efficace. 

Inoltre, le pratiche informali sono un prezioso perché permettono di continuare ad allenare la consapevolezza svolgendo attività che facciamo normalmente durante la giornata come ad esempio lavarci i denti, cucinare oppure camminare. 

10. Dove posso trovare un istruttore di mindfulness o il protocollo adatto per me?

Alcune persone decidono di avvicinarsi alla pratica di mindfulness da autodidatta mentre altre preferiscono affidarsi ad un esperto che li sappia guidare in questo percorso. 

Per trovare un professionista adeguatamente formato e certificato è possibile consultare l’Albo Nazionale Mindfulness (www.albonazionalemindfulness.it) in cui vengono racchiusi tutti i nomi dei professionisti certificati con la regione e la provincia in cui operano e i protocolli per cui hanno acquisito una formazione. 

Se, invece, si vogliono approfondire i diversi protocolli per capire quale può essere quello più adatto a un specifico problema o che interessa di più, l’invito è quello di leggere il mio articolo FederMindfulness e protocolli

Conclusione

Queste sono le 10 domande che, a mio avviso, le persone si pongono più spesso rispetto alla mindfulness.

Se hai, invece, qualche altra curiosità o se vuoi approfondire qualche aspetto trattato in breve in questa pagina, ti invito a consultare le diverse categorie di articoli presenti sul mio sito per trovare tutte le risposte che cerchi.

In particolare, nella categoria Introduzione alla mindfulness potrai trovare informazioni generali sulla mindfulness, sulle diverse pratiche svolte e tante altre curiosità. 

Nella sezione Tecniche di mindfulness troverai preziosi consigli per migliorare la tua pratica e affrontare alcune delle difficoltà che potresti incontrare. 

Infine, nella sezione Mindfulness applicata potrai trovare informazioni sui diversi protocolli e sugli ambiti di applicazione della pratica di consapevolezza. 

Se non dovessi aver ancora trovato ciò che ti interessa hai due possibilità; puoi iscriverti alla mia newsletter per rimanere sempre aggiornato sui nuovi articoli e ottenere tanti consigli personalizzati oppure puoi scrivermi compilando il box di contatto qui sotto e io ti risponderò il prima possibile. 

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